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Proteine vegetali per un mondo e una salute migliori

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Da più di un anno mi sono organizzata per inserire molti più legumi e cereali nella dieta familiare. Lo definisco sforzo organizzativo perchè a causa dei nostri ritmi di vita risulta estremamente più semplice cuocere una fettina di carne in padella piuttosto che preparare una pasta e fagioli o un'insalata di ceci e farro senza utilizzare semilavorati in scatola.

Con sano spirito organizzativo è comunque possibile esplorare tutte le possibilità: ad esempio per avere legumi a cena 2 volte alla settimana è sufficiente ricordarsi di metterli a bagno 2 giorni prima e di cuocerli, anche in pentola a pressione, il giorno prima. E' ovvio che se si arriva la sera a casa senza avere idea di cosa preparare per cena, una tale proposta appare impossibile.

E' universalmente accettato il contributo positivo dato dalla diminuzione del consumo di carne nella dieta degli adulti. Non sono vegetariana e ritengo che una piccola dose di carne nella nostra dieta sia necessaria. Credo inoltre che un tipo di alimentazione varia e senza eccessi sia la base per garantire a tutti un buon stato di salute.

E' un fatto che l'introduzione massiva di legumi e cereali all'interno della dieta familiare ha annullato il nostro rischio colesterolo mantenendo in perfetta regola tutti gli altri parametri.

Ma al vantaggio in termini di salute si aggiunge un altro valido motivo per diminuire il consumo di carne e aumentare quello di legumi e cereali: riporto solo un piccolo estratto di un articolo apparso su Le Scienze:

[...] per produrre 1 kg di proteine animali servono da 3 a 10 kg di proteine vegetali a seconda delle specie animali allevate e dalla specifica situazione. Inoltre, 1 kg di carne richiede 15 metri cubi di acqua, 1 kg di carne di agnello 10, mentre per 1 chilo di cereali bastano da 0,4 a 3 metri cubi. [...] Secondo la FAO nel 2050 a fronte di 9 miliardi di persone vi sarà una produzione di 450 miliardi di chilogrammi di carne all’anno. Secondo i ricercatori la situazione sarebbe ecologicamente difficilissima, mentre il passaggio a un nuovo tipo di alimentazione offrirebbe svariati vantaggi. Per esempio, buona parte del terreno utilizzato per fornire l’alimentazione agli animali da macello potrebbe essere convertita nella produzione di biomassa a fini energetici, tanto da coprire un quarto dei consumi elettrici globali, fermando la crescente distruzione di foreste e anzi invertendo la rotta. Inoltre gli allevamenti che resterebbero sarebbero molto meno esposti al rischio di patologie simili alla BSE e anche lo stato di salute degli esseri umani ne trarrebbe in generale vantaggio.

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